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Alice, il mondo di su e il mondo di giù

Alice nel paese delle meraviglie è il sogno di una bambina che sta crescendo; ma tutto quello che ha imparato per diventar grande viene frullato e capovolto in questo viaggio, che è un cadere sempre più giù, sempre più giù... Il risultato? Il mondo di giù vive di regole e personaggi assurdi, proprio come quelli del mondo di su.

Alice, il mondo di su e il mondo di giù

Alice nel paese delle meraviglie è il sogno di una bambina che sta crescendo; ma tutto quello che ha imparato per diventar grande viene frullato e capovolto in questo viaggio, che è un cadere sempre più giù, sempre più giù…

Il risultato?

Il mondo di giù vive di regole e personaggi assurdi, proprio come quelli del mondo di su.

 

La realtà è piatta, orizzontale. Da questa noia nasce la storia. La realtà è piatta ma sono possibili degli sprofondamenti, delle voragini, delle cadute.

Un coniglio passa accanto ad Alice, lei lo segue e cade nella voragine. In questa spirale  tutti gli elementi della vita degli adulti, a cui i bambini più crescono più si devono adattare, finiscono in un mulino, o meglio un frullatore. 

Il mondo di sopra si sgretola e anche  le cose imparate lassù.; ed allo stesso modo gli elementi di quel mondo che ci definiscono.

Lo sgretolamento avviene anche in Alice stessa infatti. Anzi, proprio da lì parte lo sgretolamento.

Alice chi è? Lei stessa mentre cade cerca di definirsi. E come ci si definisce? Attraverso quello che si è imparato? Le tabelline, le filastrocche o le nozioni imparate a scuola? Ma quando tutte queste nozioni fanno cilecca?

“Se non sono io, chi sono?”” Si chiede Alice “Chi sono? CHI SONO?” 

Alice nel paese delle meraviglie è un viaggio di una bambina che si accorge che sta diventando grande; e sa anche di dover doverlo fare.

Il mondo frullato nel sogno di Alice ne esce assurdo, insensato e fatto di ritualità maniacalmente inutili (il The del cappellaio); diventar grandi, tornare piccoli è un gioco senza limiti e relazioni, (Alice cresce e cala di continuo), il processo stesso, borioso e pomposo, dove tutto viene segnato e annotato (tutto, persino bisbigli, interiezioni e numeri che volano a  caso, di cui si fa la somma in sterline e scellini) è un processo per sentenziare a morte un ladro di crostate…

Ma in questo sogno, appaiono delle guide che fanno luce e danno in qualche modo una chiave di “ingresso”. 

Il gatto matto, la finta tartaruga e il grifone. 

Il primo giocando con Alice sulla materia stessa del suo sogno: le parole; il dare un nome alle cose che si vedono (chi sono? cosa sono?)

Le parole prendono nuovi significati e aprono nuove interpretazioni di quel che accade; a volte si tratta solo di paradossi logici ed equivoci, a volte no:

– Micio, micino vuoi dirmi di grazia che strada devo prendere?

– Dipende da dove vuoi andare – rispose il Gatto. 

– Mi è indifferente – disse Alice. 

– Allora è piuttosto indifferente prendere una strada piuttosto che un’altra – sentenziò il Gatto. 

– Purché giunga in qualche posto – completò Alice. 

– Purché cammini – disse il gatto – puoi esser sicura di giungere in qualche posto.

Vere e proprie questioni legate all’essere ; all’essere chi? Dove? quando? Come se Alice si trovasse nel nocciolo dell’esistenza, nel sogno rivelatore del su stesso “Io”. 

Le parole trasformano la realtà (un gatto senza sorriso si capisce, ma un sorriso senza gatto proprio no…) proprio perché la definiscono. Stravolgere le parole porta quindi a stravolgere la realtà esteriore, per vedere che c’è sotto.

Che cosa si nasconde sotto il tappeto.

Il gatto è lo spirito dissacratore, che non può nemmeno esser decapitato dalla regina di cuori e il suo boia. Lo spirito che sfugge a tutte le leggi, che appare e scompare e ride, ride, ride. Lo spirito vitale con cui Alice trova una complicità. Dopo averlo incontrato, passato un’iniziale timore, per Alice tutto è più leggero (chi sono questi infondo se non un mazzo di carte?). Esser precisini, ben educati e ligi al mondo di regole esteriore non è più un obbligo da rispettare.

Il gatto dona ad Alice un certo distacco per guardare la realtà. Un distacco per cui il mondo del “dover esser e dover fare” non è più così tanto un problema.

Tartaruga (finta) e grifone (animale immaginario) permettono ad un’altro livello di prendere in giro quel mondo a cui gli adulti tengono tanto, quello della scuola, dell’imparare, del sapere ben a memoria; e che fanno? Scompongono gli insegnamenti (atrofia fisica, letteratura gretta e cretina e distruzione religiosa) e li mettono a nudo (nei geniali paralleli inventati dalla cagli) .

Qui Alice ride finalmente a crepapelle, ma già siamo pian piano nella fase di uscita dal sogno, in una sorta di fase rem. 

Si tirano le somme del sogno, poco dopo il processo; e la “morale” di fine sogno è infondo che questo mondo, speculare a quello reale, non ha alcun senso se non quello di reggersi arbitrariamente su se stesso. Come il mondo di su appunto.

Il regno della regina di cuori, il suo meraviglioso giardino che Alice tanto aspira a raggiungere, è un giardino di meraviglioso si, ma di meraviglie assurde e da circo (Alla partita di croquet è impossibile segnare i punti, e chi sbaglia è costretto a diventare la porta per gli altri giocatori; la regina sentenzia decapitazioni, ma tutto è perdonato un minuto dopo dal re, e le condanne non si “eseguiscono” mai, così che si possa continuare a condannare…).

Alice si sveglia, e l’esperienza di questo sogno che porterà nel cuore, anche quando diventerà adulta e mamma lei stessa, come Carroll dice, è che questo magico mondo, così vicino al nocciolo della sua identità, è accessibile dal mondo reale; e si trova dietro al pastore che richiama le pecore, dietro il belare delle pecore, dietro al vento che passa fra le foglie, all’immaginazione che riempirà tutte queste cose.

La noia è vinta, la vita (adulta) anche può forse essere viva come quella dei bambini, se solo si riesce a salvare qualcosa dell’ esser bambini.

Ed in fin dei conti si tratta di mantenere il distacco da questa realtà orizzontale, dalla vita matura, dove noi ci definiamo e siam ben sicuri di noi stessi.

“..creder per metà che sia tutto vero”

Per metà appunto: un po’ questo in mondo di qua e un po’ in quel mondo di là.

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Audiolibro di Alice nel paese delle meraviglie

Locomoctavia audiolibri, audiolibri per bambini

Illustrazione © Manuele Fior 2017

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